Scappa in Italia per salvare la sua gamba: oggi con SAFE prova a metterla al sicuro

Aksil viene dalla Tunisia, ad un tiro di sasso dalla capitale. Ha trentadue anni e ascolta musica malouf – un genere che profuma di Spagna, importato dall’Andalusia dopo l’immigrazione iberica del XV secolo. Ama la pizza, dice lui, anche se non è mai stato a Napoli. Forse perché quella vera, per Aksil, è quella che stendeva tutti i giorni nel suo paese natale, dove impastava e infornava le pizze più richieste, nonostante le gambe gli dicessero di no. 12 operazioni – racconta ripercorrendole con le dita delle mani – a seguito di un grave incidente, fino a 3 anni fa, quando il diabete gli ha ulteriormente compromesso i piedi.

All’inizio sono ricorso alla medicina popolare perché non avevo i soldi per tutte le cure che servivano. Poi le cose sono peggiorate e il dottore mi ha detto che avrei dovuto amputare la gamba. Ho passato tutta la vita a cercare di salvare le mie gambe e non volevo perderle. Così sono scappato in Italia per cercare aiuto.

È in questo modo, dice Aksil, che arrivando nel Bel Paese è approdato a SAFE.

Mia sorella abita in Umbria da qualche anno e sono venuto qui, ma lei non era in grado di sostenermi. Così qualcuno mi ha parlato dello sportello sanitario della Fondazione Arca e della Caritas di Foligno e della possibilità di essere aiutato. Ho seguito il consiglio e ho raccontato della mia gamba.

“Con Safe abbiamo potuto prendere in carico la persona a 360 gradi. Prima di tutto con l’ascolto, che ci caratterizza, e poi con l’orientamento in tutti gli aspetti del benessere. Dall’inizio della pandemia abbiamo avuto una richiesta crescente di tutela della salute perché le persone, non lavorando più, hanno tagliato su quella. Con Aksil stiamo costruendo un percorso con altre realtà del territorio umbro affinché possa essere seguito, anche a livello linguistico, in tutta questa fase medica e riprendere in mano la sua vita nel lungo periodo.”

Una vita che, dice Aksil, adesso può finalmente ricominciare a sognare. “La salute è tutto. Adesso vorrei continuare le cure e ritornare come ero prima, a 16 anni, e ricominciare a fare la pizza”. Un sogno che è tutto racchiuso in una parola, amaziɣ, che indica una delle sue lingue natali e che curiosamente significa “uomo libero”. L’augurio che Safe possa portarlo sempre più “al sicuro” in questa libertà, gamba dopo gamba.