Ascolta la Mia Voce – Le parole di Elena e Lucio

Ci troviamo a Lucca, in Toscana, dove l’associazione Ascolta la Mia Voce opera insieme alla Caritas Diocesana e alla cooperativa sociale Nanina per offrire servizi ai più bisognosi. Servizi che non si limitano all’emergenza, ma vogliono ridare dignità alle persone attraverso il lavoro, la creazione di una rete solidale, l’affiancamento nella gestione di particolari situazioni. Grazie ad Anna Lisa e al suo prezioso lavoro possiamo oggi leggere le testimonianze di Elena e Lucio.

LA TESTIMONIANZA DI LUCIO

Mi chiamo Lucio, ho 55 anni e sono falegname.

Tre anni fa, grazie ad un amico in comune, ho conosciuto Alessandro, diacono della Diocesi di Lucca e socio fondatore dell’associazione Ascolta la Mia Voce. È stato un incontro in cui la mia voce che chiedeva aiuto è stata ascoltata. Venivo da anni vissuti con grande difficoltà, dei quali alcuni trascorsi anche in carcere. Avevo un’attività per conto mio, ma, ciò nonostante, non riuscivo ad avere una ripresa. Sono stato anche senza un tetto sulla testa. Ero sul lastrico nel vero senso della parola. La mia situazione finanziaria mi aveva portato a non riuscire più a gestire la mia vita

Prima con l’inserimento in Ascolta la Mia Voce, poi con il passaggio nella falegnameria della Cooperativa Sociale Nanina ho incominciato piano piano a ritrovare un mio equilibrio. Mi sono ritrovato in un ambiente dove il recupero non è solo dedicato alla materia, visto che l’attività si svolge nell’ambito dell’economia circolare e del rifiuto zero, ma soprattutto alla persona. Riesco a percepire l’attenzione e l’ascolto che qui ricevo. Svolgo il mio lavoro senza pressione, con tranquillità, ottenendo comunque dei risultati. Ho ancora delle situazioni e problematiche irrisolte, ma qui mi è permesso di affrontarle con una sana elasticità, senza farmelo pesare. Questo mi fa sentire il vento in poppa, quel vento che mi porta avanti, non a una velocità esorbitante, ma costante, con la quale riesco a raggiungere degli obiettivi per me importanti.  Mi sento a mio agio, non solo ricevo ascolto e sicurezza, ma posso contribuire con le mie competenze.

Sono circondato da persone e da un ambiente che mi trasmettono un certo senso di sicurezza, ho trovato la forza di riprendere in mano la mia vita e guardare avanti. 

I progetti di Ascolta la Mia Voce e della Cooperativa Nanina sono un incentivo alla crescita, a piccoli passi, ma quando mi guardo dietro, sono passi da gigante.”

LA TESTIMONIANZA DI ELENA

Entrando nella sede operativa di Ascolta La Mia Voce, un capannone condiviso con la Cooperativa Sociale Nanina, incontriamo Elena. Qualche anno fa Elena è arrivata ad Ascolta la Mia Voce con il servizio civile.
Ecco il suo racconto:

“Sono nata e cresciuta in Romania, dove ho trascorso la mia infanzia e una parte della mia adolescenza accudita dai miei genitori e dalla mia nonna in un clima sereno. Frequentavo il liceo e mi piaceva studiare. All’età di 15 anni mi sono trasferita in Italia insieme ai miei genitori. Una scelta sofferta da parte di tutti noi, ma purtroppo varie esigenze ci avevano costretto a questo trasferimento. Ovviamente non parlavo l’italiano. I miei genitori, spinti anche dai consigli di alcuni famigliari che già risiedevano in Italia, presero la decisione di non mandarmi a scuola. Così mi ritrovai catapultata nel mondo del lavoro, senza parlare la lingua italiana, senza garanzie, senza formazione e senza tutele, derubata della mia adolescenza. Inoltre, la situazione era aggravata dal fatto che il nostro alloggio si trovava nel campo Rom di zona. Una scelta obbligata. Dalla lavapiatti in un ristorante fino all’addetta delle pulizie in un albergo ho lavorato per più di 6 anni. Nel frattempo, avevo messo su famiglia. Il mio sogno a questo punto si era avverato solo per una parte. Sognavo di poter abbandonare il campo rom, di poter crescere la mia famiglia in un contesto culturale normale, senza dover temere ogni giorno di assistere a situazioni spiacevoli o rimanere coinvolti in alcuni contesti criminali.

Nelle mie situazioni lavorative mi vergognavo di dire dove abitavo. Quando venivo invitata trovavo centomila scuse per non dover controcambiare. Questo succedeva anche a mio figlio. Chiedevo aiuto alle varie istituzioni del territorio, ma non trovavo riscontro alle mie richieste. 

Per la prima volta mi sentivo di potermi fidare delle persone che mi circondavano. Potevo essere me stessa. Tutte le mattine mi recavo al mio servizio con cuor leggero. Ho trovato una famiglia, ho trovato l’ascolto, ho trovato aiuto in momenti di bisogno, persone che mi sono state accanto in momenti difficili. Credo in Dio e lo ringrazio per avermi fatto incontrare questi Angeli Custodi.  

Oggi questo è il mio lavoro, dopo il servizio civile ho avuto la possibilità di essere assunta. Quello che oggi faccio qui non lo definirei lavoro, ma vero piacere.

Grazie a questa opportunità la mia famiglia è riuscita a realizzare il sogno della propria casa. Dopo 10 anni ho lasciato il campo rom. Avrei un altro piccolo sogno nel cassetto. La formazione in una professione che sognavo da piccola. Ascolta la Mia Voce mi permette anche questo.”